
Truffe agli anziani: un copione già letto, eppure sempre funzionante.
Il telefono squilla. Dall’altra parte qualcuno dice che tuo figlio, tua figlia o tuo nipote ha avuto un problema.
Un incidente. Una cauzione da pagare. Un pacco bloccato. Un’emergenza improvvisa.
Bisogna fare in fretta.
Ed è proprio questa la parte più pericolosa: non viene lasciato il tempo di pensare.
I casi del cosiddetto “finto nipote”, del falso avvocato o del falso appartenente alle forze dell’ordine continuano a comparire nella cronaca italiana. I Carabinieri spiegano che uno degli schemi utilizzati consiste proprio nel presentarsi telefonicamente come un parente in difficoltà e chiedere urgentemente denaro, arrivando talvolta a mandare qualcuno direttamente a casa per ritirarlo.
C’è però una piccola abitudine che ogni famiglia potrebbe adottare prima che accada qualcosa.
Scegliere una parola segreta.
Un vero e proprio codice familiare anti-truffa.
Perché una telefonata può sembrare così credibile
Truffe agli anziani: immaginiamo una scena.
Una madre di 82 anni riceve una telefonata.
“Mamma, ho avuto un problema. Non posso spiegarti tutto adesso. Mi servono dei soldi urgentemente.”
La voce sembra diversa?
Potrebbe esserci una spiegazione: “Ho il naso rotto”, “sono in ospedale”, “il telefono prende male”.
La persona è agitata e, soprattutto, introduce immediatamente un’emergenza.
In alcuni casi interviene poi una seconda persona: un presunto avvocato, un appartenente alle forze dell’ordine, un impiegato o qualcuno incaricato di “risolvere” il problema.
Lo schema fa leva su uno dei riflessi più potenti che abbiamo: proteggere una persona cara.
Non significa essere ingenui.
Significa essere messi in una condizione nella quale paura, fretta e affetto arrivano contemporaneamente.
Un caso comunicato dai Carabinieri nel luglio 2026, per esempio, riguardava diversi tentativi effettuati con la tecnica del “finto Carabiniere” o del “finto nipote”, attraverso richieste di denaro o oggetti di valore per presunte emergenze familiari. Le persone contattate hanno riconosciuto il tentativo e chiamato il 112.
Per questo la prevenzione dovrebbe iniziare prima della telefonata.
Truffe agli anziani: cos’è il codice familiare anti-truffa
Il principio è semplicissimo.
Genitori, figli e nipoti concordano una parola o una piccola frase che conoscono esclusivamente loro.
Potrebbe essere, per esempio:
“Gelato al pistacchio.”
Oppure:
“Vacanze a Procida.”
Non importa quale sia.
La regola è questa: se un giorno arriva una telefonata in cui qualcuno sostiene di essere un familiare e chiede soldi, informazioni personali o un intervento urgente, prima di fare qualsiasi cosa si chiede:
“Dimmi la nostra parola.”
Chi non la conosce non supera il controllo.
Non deve essere considerata una protezione infallibile e non sostituisce le normali precauzioni. Può però introdurre una cosa preziosissima in una situazione costruita sulla fretta:
un momento di verifica.
Come scegliere una buona parola segreta
Truffe agli anziani: “Come si chiama il cane?”
Non è necessariamente una buona domanda.
Il nome dell’animale potrebbe essere presente sui social.
Lo stesso vale per data di nascita, luogo delle vacanze, squadra del cuore, nome dei figli o altre informazioni facilmente ricavabili.
La parola concordata dovrebbe essere invece facile da ricordare per la famiglia ma difficile da indovinare per un estraneo.
Meglio qualcosa di apparentemente assurdo.
Per esempio:
- “ombrello giallo”;
- “torta verde”;
- “treno numero sette”;
- “cactus volante”.
Non serve creare una password complicata.
Anzi: se deve essere ricordata da una persona anziana anche sotto stress, la semplicità è un vantaggio.
Bisogna però evitare di scriverla accanto al telefono con frasi come “PAROLA SEGRETA CON I FIGLI”, perché perderebbe buona parte della sua utilità.
La regola più importante è interrompere la telefonata
Il codice familiare può aiutare, ma dovrebbe essere inserito all’interno di una regola ancora più semplice:
quando qualcuno telefona comunicando un’emergenza familiare e chiede soldi, si può riattaccare.
Non bisogna risolvere tutto durante quella chiamata.
Si interrompe la conversazione e si contatta direttamente il figlio, il nipote o il familiare utilizzando il numero che si possiede già.
Non quello comunicato dall’interlocutore.
È un passaggio fondamentale.
Gli stessi Carabinieri consigliano, quando qualcuno si presenta telefonicamente come un parente chiedendo denaro, di prendere tempo e contattare un familiare oppure il Numero Unico di Emergenza 112.
Una famiglia potrebbe quindi concordare una frase molto semplice con il proprio genitore:
“Qualunque cosa ti dicano, nessuno di noi si offenderà mai se riattacchi e ci richiami.”
È probabilmente una delle regole più utili da ricordare.
Truffe agli anziani: create un piccolo protocollo di famiglia
Non serve aspettare che accada qualcosa.
In dieci minuti si può creare un piccolo “protocollo familiare”.
Le regole potrebbero essere queste:
1. Nessuno della famiglia chiederà mai di consegnare soldi a uno sconosciuto arrivato a casa.
2. Se qualcuno telefona dicendo che un figlio o un nipote è nei guai, si interrompe la chiamata e si contatta direttamente quel familiare.
3. Se chi telefona sostiene di essere il familiare stesso, gli viene chiesta la parola segreta.
4. Non si comunicano PIN, password, codici bancari o codici ricevuti tramite SMS.
5. Se rimane anche solo un dubbio, si contatta una persona di fiducia o il 112.
Potrebbe sembrare eccessivo stabilire regole così precise.
Ma il vantaggio è proprio questo: la decisione viene presa quando tutti sono tranquilli, non durante un’emergenza costruita artificialmente da uno sconosciuto.
Attenzione alla frase “non dirlo a nessuno”
C’è un’altra frase che dovrebbe far scattare immediatamente un campanello d’allarme:
“Non chiamare nessuno.”
Oppure:
“Non dire niente a tua figlia.”
“Non riattaccare.”
“Dobbiamo risolvere subito.”
“Se chiudi la chiamata succederà qualcosa.”
Isolare la persona significa impedirle di verificare la storia.
Per questo una famiglia potrebbe stabilire un’altra regola molto semplice:
nessuna vera emergenza familiare richiede di tenere segreta la situazione agli altri familiari.
Se una persona al telefono tenta di impedire verifiche, telefonate o richieste di aiuto, il livello di attenzione deve salire immediatamente.
Truffe agli anziani: il problema non è solo riconoscere la voce
“Ma mia madre riconoscerebbe sicuramente la mia voce.”
Non è una protezione sufficiente.
In una telefonata disturbata, concitata o molto breve una voce può essere interpretata male.
Inoltre il truffatore può essere abile nel lasciare che sia la stessa vittima a fornire informazioni.
Una tecnica descritta anche dai Carabinieri parte da frasi del tipo “Indovina chi sono?”: la persona potrebbe pronunciare spontaneamente il nome di un familiare e offrire involontariamente al truffatore il personaggio da interpretare.
La risposta migliore, quindi, non è:
“Marco, sei tu?”
Meglio:
“Chi stai cercando?”
Meno informazioni forniamo, meno materiale offriamo alla persona dall’altra parte.
Parlare di prevenzione senza spaventare
C’è infine un errore che le famiglie possono commettere in buona fede: trasformare la prevenzione in una lezione.
“Non devi fidarti di nessuno.”
“Come fai a cascarci?”
“Te l’avevamo detto.”
Sono frasi che rischiano di produrre l’effetto opposto.
Una persona che teme di essere giudicata potrebbe essere meno propensa a raccontare una telefonata sospetta o, peggio, una truffa già subita.
Meglio impostare il discorso in maniera diversa:
“Stanno diventando molto bravi a rendere queste telefonate credibili. Facciamo una regola che valga per tutti noi.”
Il codice familiare funziona particolarmente bene proprio per questo.
Non trasforma il genitore anziano nella persona “da controllare”.
Trasforma tutta la famiglia in una squadra.
Una conversazione di dieci minuti può fare la differenza
Questa sera potrebbe essere il momento giusto per fare una telefonata diversa dal solito.
Non per parlare di medicine, visite mediche, bollette o appuntamenti.
Ma semplicemente per dire:
“Mamma, papà, scegliamo una parola che conosciamo soltanto noi.”
Poi concordare tre regole:
se qualcuno dice che siamo nei guai, riattacca;
richiamaci direttamente;
se sostiene di essere uno di noi, chiedigli la parola.
Sono pochi minuti.
Ma creano qualcosa che prima non esisteva: una procedura già decisa da seguire nel momento in cui qualcuno proverà a creare panico e confusione.
E forse è proprio questo il modo migliore per proteggere una persona cara: non dirle semplicemente di “stare attenta”, ma darle strumenti concreti per capire cosa fare.
Da ricordare
Salva queste quattro regole anche sul telefono dei tuoi familiari:
RIATTACCA se qualcuno comunica un’emergenza e chiede denaro.
RICHIAMA tuo figlio, nipote o familiare utilizzando il numero che conosci.
CHIEDI LA PAROLA SEGRETA se qualcuno sostiene di essere lui.
CHIAMA IL 112 se pensi che qualcuno stia tentando di truffarti o se la situazione ti sembra sospetta.
Se ritieni che un tuo caro abbia bisogno di aiuto, contattaci.

































































































