
Non è una lezione di informatica
Reverse mentoring significa ribaltare, almeno per qualche momento, i ruoli a cui siamo abituati. Il nipote può spiegare come cercare un’informazione online, usare una nuova applicazione, riconoscere un messaggio sospetto o comprendere le possibilità offerte dall’intelligenza artificiale. Il nonno diventa l’allievo, ma solo in apparenza.
Il reverse mentoring tra nonni e nipoti funziona infatti quando l’incontro non si trasforma nella solita scena del giovane che prende il telefono dalle mani dell’anziano dicendo: “Faccio io”. L’obiettivo non è risolvere velocemente un problema tecnologico, ma creare uno spazio nel quale entrambi abbiano qualcosa da insegnare.
Il nipote apre una finestra sul mondo digitale
“C’è qualcosa che vorresti imparare a fare su Internet?”. Cercare informazioni, leggere un giornale online, vedere un luogo lontano, ascoltare musica, fare una videochiamata o scoprire come funzionano i nuovi strumenti basati sull’intelligenza artificiale possono diventare il punto di partenza.
Reverse mentoring tra nonni e nipoti non consiste però soltanto nell’imparare dove cliccare. Il nipote può spiegare come distinguere una fonte affidabile da una poco credibile, perché non bisogna fidarsi automaticamente di ciò che appare online e come riconoscere contenuti manipolati o generati artificialmente.
Poi i ruoli si invertono di nuovo
“Adesso cosa puoi insegnarmi tu?”. La risposta potrebbe essere preparare una ricetta, riparare un oggetto, coltivare una pianta, orientarsi senza navigatore, riconoscere un prodotto di qualità o raccontare come era un quartiere molti anni prima.
Esistono saperi costruiti attraverso esperienza, errori, osservazione, manualità e memoria. Conoscenze spesso difficili da trovare in un tutorial perché non sono mai state scritte o registrate.
L’intelligenza artificiale può diventare un punto di partenza
Reverse mentoring tra nonni e nipoti può utilizzare anche l’intelligenza artificiale come occasione per iniziare una conversazione. Si può cercare l’origine di un proverbio ricordato dal nonno, ricostruire la storia di un antico mestiere, approfondire un avvenimento storico o confrontare modi di dire appartenenti a epoche diverse.
Una ricerca online può far riaffiorare un ricordo, una fotografia può riportare alla mente una persona e una domanda posta a un sistema di intelligenza artificiale può aprire una conversazione durata decenni nella memoria.
Internet può aiutare a conservare la memoria familiare
Reverse mentoring tra nonni e nipoti può trasformare anche un vecchio album fotografico in un piccolo progetto digitale. Il nipote può insegnare a fotografare o scannerizzare le immagini, archiviarle, aggiungere date e organizzare cartelle. Il nonno può raccontare chi sono le persone ritratte e cosa stava succedendo in quel momento.
Dietro una fotografia senza nome può nascondersi la storia di un parente emigrato, una festa di paese, un viaggio, un mestiere scomparso o una casa che non esiste più.
La tecnologia smette di essere un esame
Reverse mentoring tra nonni e nipoti può aiutare a cambiare il rapporto che alcune persone anziane hanno con il digitale. Smartphone, servizi online e applicazioni vengono spesso presentati come qualcosa che bisogna necessariamente imparare: prenotare una visita, accedere a un servizio pubblico, gestire codici, password e notifiche.
Non più “devi imparare a usare questa tecnologia”, ma “proviamo a vedere insieme cosa può esserci utile”. È una differenza piccola nelle parole, ma molto grande nell’esperienza.
Anche il giovane scopre di avere qualcosa da imparare
Reverse mentoring tra nonni e nipoti educa anche chi pensa di essere soltanto dalla parte di chi insegna. Spiegare un’azione apparentemente banale obbliga il giovane a rendersi conto di quanti gesti digitali compia ormai in modo automatico: scorrere uno schermo, aprire un menu, riconoscere un’icona, condividere un’immagine o chiudere una finestra.
Il rischio è fare tutto al posto dell’anziano
Prendere il telefono e completare il procedimento può sembrare il modo più semplice per aiutare, ma rischia di togliere all’anziano la possibilità di imparare davvero.
Reverse mentoring tra nonni e nipoti funziona meglio quando il dispositivo rimane nelle mani della persona che sta imparando. Anche se occorre più tempo, anche se si commette un errore e anche se bisogna ripetere un passaggio. L’autonomia digitale nasce proprio dalla possibilità di sperimentare.
Mezz’ora alla settimana può essere sufficiente
Nei primi quindici minuti il nipote insegna qualcosa: fare una ricerca online, usare una funzione dello smartphone, riconoscere una possibile truffa digitale, organizzare fotografie o comprendere uno strumento di intelligenza artificiale.
Il nonno può insegnare una ricetta, un gioco di carte, una parola dialettale, una piccola riparazione, una tradizione familiare o semplicemente raccontare come si risolveva un problema quando Internet non esisteva.
Le domande che possono accendere lo scambio
Il reverse mentoring tra nonni e nipoti può partire da domande semplici: “Quale tecnologia vorresti capire meglio?”, “Quale cosa sai fare che io non so fare?”, “Come trovavate le informazioni prima di Internet?”, “Qual è una cosa utile che hai imparato negli anni?” oppure “Quale aspetto del mio mondo ti incuriosisce?”.
Reverse mentoring tra nonni e nipoti diventa ancora più interessante quando nessuno dei due conosce già la risposta. A quel punto si può cercare insieme, confrontare ciò che si trova online con l’esperienza personale e scoprire quanto conoscenza digitale e memoria vissuta possano completarsi.
Non si tratta davvero di tecnologia
Reverse mentoring tra nonni e nipoti utilizza Internet, smartphone e intelligenza artificiale soprattutto come occasioni di incontro. Il risultato più importante non è imparare una nuova funzione, ma creare un momento nel quale due generazioni possano scoprirsi reciprocamente utili.
La tecnologia può aiutare a conservare una voce, una fotografia, una ricetta, una storia familiare o un sapere che rischierebbe altrimenti di scomparire.
Il sapere viaggia in entrambe le direzioni
Reverse mentoring tra nonni e nipoti può iniziare con un giovane che mostra a una persona anziana come orientarsi nel mondo digitale. Ma il momento più interessante arriva spesso poco dopo, quando è il giovane a fermarsi e fare una domanda.
Una conosce meglio gli strumenti del presente. L’altra custodisce esperienze, capacità e ricordi costruiti in una vita intera.
È un modo per trasmettere conoscenza senza stabilire chi sia il maestro e chi l’allievo, perché l’insegnamento, finalmente, può viaggiare in entrambe le direzioni.
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